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Reinventar…si!

Dopo tanto silenzio, dopo aver (quasi) perso tutto il sito per mancato aggiornamento della sottoscrizione al dominio e dopo che qualcuno ha richiamato la mia attenzione, rieccomi.

Molto probabilmente, quasi sicuramente, a breve ricadrà il silenzio, per colpa della mia incapacità di gestire i vari aspetti della mia vita (soprattutto quelli relazionali) ormai totalmente occupata dal Master. Pero’, in questo lunedì stranamente tranquillo, mi voglio palesare per iniziare il 2012 con qualcosa che mi ha veramente impressionata e che credo importante condividere con tutti.

Voglio iniziare il 2012 con questa foto:

Questa bellissima donna è una dei 4000 (o 5000 secondo altre fonti) raccoglitori di materiale riciclabile che lavorano nella più grande discarica dell’America del Sud, Jardim Gramacho di Rio de Janeiro (per chi “mastica” un po’ l’inglese qui troverete un video che parla della discarica). Come mai una foto cosi particolare di una “catadora” è finita su internet?!?!?

Grazie alla spazzatura e all’arte.

Non stiamo parlando di arte-spazzatura ma dell’arte della spazzatura. Questa foto infatti è dell’artista brasiliano Vik Muniz ormai riconosciuto a livello mondiale per le sue opere e per la sua creatività.

Ma facciamo un passo indietro, qualche mese fa ho visto un film su questa enorme discarica, Jardim Gramacho, intitolato Estamira. Il documentario, particolare e intenso, mostra la vita dei raccoglitori di spazzatura da un lato e dall’altro racconta la vita nella discarica di questa donna affetta da gravi turbe psichiche. Purtroppo non ho trovato nessun trailer in inglese o in francese ma sul sito ufficiale potete cambiare lingua e guardare qualche spezzone.

Poi, l’altra sera mi è capitato di vedere un altro documentario/film sulla stessa discarica intitolato: Waste Land di Lucy Walker, grazie al quale ho scoperto Vik. Questo giovane artista, nato a San Paolo, ha fatto successo in maniera improbabile e autonoma grazie alla sua favolosa capacità nel riutilizzare diversi tipi di materiale e farli divenire opere d’arte. Consapevole di essere tra le persone che vivono nella parte “facile” del mondo, ha voluto realizzare qualcosa che potesse cambiare profondamente il modo di pensare e di vivere delle persone. Lascio a lui presentarsi e parlare del documentario

INTERVIEW VIK MUNIZ par artforbreakfast

Anche qui il tema principale sono i rifiuti, che se per alcuni sono solo qualcosa di cui disfarsi, per altri rappresentano il sostentamento e le risorse per poter vivere. Tutti i lavoratori della discarica hanno delle storie da raccontare, Vik ne ha presi alcuni e li ha fatti divenire arte, nel vero senso della parola. La parte più affascinante del film sta proprio nel potere che quest’uomo ha avuto nel cambiare il destino di queste persone. Un cambiamento che inizia piano piano, senza troppe pretese, senza fare rumore, ma che alla fine ha un effetto molto profondo e duraturo. Grazie a Waste Land, Vik ha innescato un cambiamento non soltanto nei protagonisti del film, ma anche negli spettatori e nelle persone che sono venute a contatto con la sua arte. Purtroppo (o per fortuna, dipenda dai punti di vista) la discarica chiuderà a breve, scelta dovuta più a ragioni politiche e di immagine pubblica che ambientalistiche (non dimentichiamo che nei prossimi anni il Brasile vedrà sia il campionato di calcio del 2014 che i giochi olimpici del 2016). Questo causerà la perdita del posto di lavoro per tutta quella gente che ha deciso di guadagnarsi da vivere in modo lecito e rispettoso senza ricorrere a soluzioni economicamente più vantaggiose, in una Rio dove prostituzione e contrabbando (di droga o di armi) sono all’ordine del giorno. Penso proprio che questo sia un buon modo per iniziare il 2012 cercando di riflettere un po’ di più su quello che produrremo, per gli altri ma anche per noi stessi, ma sopratutto a quello che butteremo e al mondo in cui lo faremo, sapendo che ogni piccolo gesto può fare la differenza perché 99 non è 100. Buona visione.

…e ti ho salutato

Mi hai accolta in questi giorni sotto un solleone.
Negli ultimi anni mi hai dato gioie e dolori, mi hai fatto piangere e ridere, mi hai fatto innamorare e ti sei fatta odiare. Mi hai fatto conoscere tante persone, tante rimarranno nel cuore.
riassumere tutto quello che “sei significata” è impossibile
…e poi ieri è finita, finalmente, si è concluso questo periodo, s’è chiuso sto cerchio!

Ma oggi, solo oggi, ti ho veramente salutata, nell’unico momento di solitudine di questi ultimi giorni frenetici, mentre aspettavo l’ennesimo (e forse ultimo tram), proprio in quei luoghi così tanto vissuti e cosi tanto familiari, mi è parso all’improvviso di tornare indietro nel tempo, il sole, il caldo, l’asfalto, due ruote, un casco e una camicia a quadri; in quelle strane ma azzeccate coincidenze della vita, ti ho riconosciuto e con il pensiero ti ho detto addio.
Addio Roma, addio città eterna(mente nel mio cuore).

Grazie

L’aquila e il gabbiano

…a volte studiare ti fa riflettere.

“C’era una volta un’aquila che viveva in una grande isola e amava volare sulle alte cime dei monti. Amava volare con le proprie ali, seguendo e facendo sua la forza del vento.
Un giorno l’aquila vede un bellissimo gabbiano che si era allontanato dal porto e si era spinto quasi a raggiungere le alte vette. I due subito si innamorano e da allora amano trascorrere tanto tempo volando insieme. Il gabbiano mostra all’aquila la bellezza dei porti con le sue navi e i suoi anfratti, e l’aquila gli fa provare l’ebrezza del volare in alto sino a raggiungere le più alte cime dei monti dell’isola. All’inizio tutto è bellissimo e ognuno scopre la bellezza del mondo dell’altro.
Dopo un po’ di tempo però, l’aquila si accorge che il gabbiano tende a voler trascorrere sempre più tempo vicino al suo porto e al suo mare e meno per avventurarsi per le alte montagne. Ogni volta che l’aquila gli fa la proposta di andare a volare nell’alto dei cieli il gabbiano trova una scusa. L’aquila per qualche tempo rinuncia ai suoi voli, ma dopo un po’ sente che le sue ali hanno voglia di sgranchirsi e va a fare un giro da sola. Ma quando torna il gabbiano fa il broncio, è offeso. E dice all’aquila che il fatto che voglia volare così in alto vuol dire che non gli vuole più bene. L’aquila cerca di fargli capire che non è così, che l’ama profondamente. La natura le ha dato grandi ali per volare in alto e lei non fa altro che seguire la sua natura, così come il gabbiano segue la sua. Il gabbiano non si fa convincere dal discorso dell’aquila e pensa che se il problema sta nelle grandi ali dell’aquila, la soluzione sta nel tarpargliele. E così di notte, mentre l’aquila dorme tranquillamente al suo fianco, il gabbiano prende delle forbici e, notte dopo notte, spunta un po’ le ali dell’aquila, senza che questa se ne accorga.
Un giorno, mentre sta cercando di volare verso la sua montagna preferita, l’aquila sente di non farcela, si sente stanca, sente il suo corpo pesante e nonostante i suoi sforzi, non ce la fa a salire in cima. Sta per desistere quando incontra una maestosa vecchia aquila che vola lentamente con le sue grandi ali spiegate. La vecchia aquila vede che quest’aquila fa fatica a volare e nota subito le ali tarpate a forma di gabbiano: capisce che qualcuno deve averle giocato un brutto scherzo. La vecchia aquila le si avvicina e le chiede se vuole fare un giro sulle sue ali, visto che sembra così stanca. L’aquila ringrazia e accetta. Allora l’aquila saggia la prende su di se e volando al porta in cima al monte. Quando arrivano in cima l’aquila si sente rinascere. Ma dopo un po’ diventa triste al pensiero che il suo amato gabbiano le farà il broncio quando tornerà. L’aquila saggia vede il cambiamento d’umore e le chiede cosa stia pensando. L’aquila si confida e racconta che il suo amato gabbiano preferisce stare vicino al porto dove sono ancorate tante navi e non vuole volare in alto, sfidare la forza del vento e misurare la potenza delle sue ali. Dopo aver ascoltato, la vecchia aquila saggia le dice che anche i gabbiano possono volare in alto. A una condizione però, che lo vogliano veramente e che non si facciano prendere dal caldo torpore marino e non si facciano sedurre da tutte quelle navi ancorate ai porti. E comincia a raccontare le avventure di un gabbiano che aveva conosciuto tempo prima, un gabbiano chiamato Jonathan Livingston che amava sfidare la sua natura e che era riuscito a raggiungere cime e vette altissime.
L’aquila sta alcuni giorni in compagnia della vecchia aquila saggia ascoltando i racconti sul gabbiano Jonathan Livingston, così capisce che anche il suo gabbiano può volare in alto: deve però essere lui a volerlo.
E stando li le sue ali crescono e si rinforzano.
Un giorno si accorge di essere nuovamente in forza e si sente pronta per ritornare dal suo gabbiano. Ringrazia, saluta la vecchia aquila saggia e va. Appena arriva dal gabbiano lo abbraccia felice e gli racconta del suo incontro con la vecchia aquila saggia e le storie sul gabbiano Jonathan Livingston che ha sentito. Ma il gabbiano non ha voglia di ascoltarla. E’ offeso e convinto che ormai l’aquila non l’ami più.
Allora l’aquila con calma gli dice di ascoltarla molto bene, perchè ha una cosa importantissima da dirgli. E così gli dice: “Ogni creatura umana ha delle differenze e ognuno può amare, apprezzare e rispettare le differenze di ciascuno. La mia natura mi ha dotato di grandi ali scure con le quali volare nell’alto dei cieli. La tua natura ti ha dotato di bellissime ali bianche con le quali sorvolare mari e monti.
Entrambi abbiamo le ali, entrambi possiamo volare in alto e possiamo volare da soli o in compagnia. A me piace volare con te ma non posso più trascorrere tutto il mio tempo a stare nel porto ad apprezzare le navi ancorate. Ho bisogno di volare in alto come mi spingono le mie ali.
Mi piacerebbe volare con te, averti al mio fianco, però posso anche capire e rispettare che tu preferisca crogiolarti al caldo del sole. Ognuno ha una sua natura da riconoscere, rispettare e onorare. E ognuno ha anche la libertà e la volontà di impegnarsi in una sfida per superare la presunta limitatezza imposta dall’ampiezza delle proprie ali”.
Quel discorso così chiaro colpisce il gabbiano e lo commuove. Sente che l’aquila ha ragione e allora le dice: “Raccontami ancora le avventure del gabbiano Jonathan Livingston in modo che io possa imparare a volare più in alto”.

E tu sei l’aquila o il gabbiano?

Difetti

E non sai mai quando i momenti “giusti” per scrivere possono arrivare, magari sono mesi che vorresti buttar giù due parole, cercare di raccogliere le idee ma niente, c’è sempre qualcosa che ti distrae o qualcosa da fare per la quale rinvii a data da destinarsi.
E poi ci sono istanti come questo, che arrivano inaspettati, ma che sai che se lo laserai scappare non ritornerà più e già ti vedi, tra qualche mese, anno, a rileggere questo post sconclusionato, e farai difficoltà a ricordarti la situazione che ti ha portato a scrivere.

Per non ripetere l’errore commesso già troppe volte, eccomi qui a cercare, con difficoltà, d’imprimere nero su bianco i vari pensieri che hanno preso vita da una semplice e quotidiana conversazione davanti ad un bicchiere di buon vino bianco.
L’argomento iniziale era tutt’altro, ma alla fine, seguendo voli pindarici, mi ritrovo a riflettere sui difetti, miei e degli altri, conosciuti e accettati o al contrario insospettabili e che ti esplodono in faccia lasciandoti perplessa.
E mi interrogo su quanto siano cruciali in una relazione, quanto l’importanza data alle piccole grandi cose che dell’altro/a non ci piacciono, possa cambiare distruggendo o, al contrario, rafforzando un rapporto di coppia. Forse il punto focale non è nemmeno questo, forse quello che mi lascia perplessa, dopo la conversazione appena conclusasi, è che ci sono alcune cose che dai per scontate, mentre dall’esterno vengono viste nel modo diametralmente opposto. E io, che mi faccio ancora troppo facilmente scombussolare da queste cose, mi ritrovo a scrireve un post sull’aria fritta invece quello che volevo scrivere sul week-end a Lisbona.

Posso sentire l’eco…

…quella che si crea in una stanza vuota, l’ennesima negli ultimi mesi che sto per lasciare.
Avevo da poco iniziato ad abituarmi alla nuova routine, a legare con le nuove coinquiline, ed ecco che mi “tocca” cambiare un’altra volta.
Ebbene si, la parola “staticità” non rientra nel mio vocabolario!
Forse, e sottolineo forse, nei prossimi mesi mi troverò ad essere un pò più stanziale…almeno lo spero…ma non posso garantire niente.
In queste ultime settimane sono stata così tanto presa dagli eventi e dall’organizzazione dell’ennesimo trasloco che non mi sono soffermata a pensare a quella che sarà la nuova sistemazione, mi ci ha fatto pensare un’amica.
Vedremo come andrà, anche se mi sembra tutto molto naturale e per niente strano o forzato.

Altra riflessione, in questa mattinata di tempo “perso” sui mezzi e di piacevoli chiacchiere, è quella sulla “funzione”/”utilità” di questo blog…diario…blocco degli appunti o come volete chiamarlo voi. Diciamo solo che mi sono resa conto che è diventato un “non luogo” sul quale annotare i miei pensieri e quello che mi accade. Ciò potrebbe non fregare a nessuno, ma a me piace così, me ne sono resa conto soprattutto quando mi sono ritrovata ad andare indietro nel tempo, a scorrere i vecchi post, ritrovando sensazioni ed avvenimenti che a volte si dimenticano troppo facilmente.

Bene, ciò detto, questo è lo stato in cui versa il mio cervello in questo periodo.
Sono un po’ così:

Fujiko e Gentildonna possono confermare!

Anno sabbatico

Rieccoci di nuovo, un altro trasloco, altri pacchi da disfare e da rifare, altre valigie, da preparare, altri vestiti da buttare, altri ricordi (vecchi e nuovi) da conservare.
Nell’ultimo post dicevo che tutto può succedere, che la vita spesso ti sorprende quando meno te l’aspetti, beh, questa volta più che una sorpresa è stata una delusione, una grande delusione.
Ero pronta a concludere un ciclo, si stava avvicinando finalmente il traguardo della laurea. I presupposti non erano molto favorevoli, lo devo ammettere, problemi con la tesi, gli ultimi 3 esami da passare, uno dei quali parecchio difficile, ma niente mi spaventava, ero motivata a finire. Parte della motivazione era dovuta anche al fatto che la mia richiesta per un Master in Francia, a Rennes, era stata accettata, mi avrebbero aspettata! Lo scenario che andava delineandosi era dei migliori.
Ed ecco che, come nelle migliori/peggiori americanate (mi riferisco ai film), arriva l’imprevisto!
Mi sono ammalata, c’ho pure provato a fare due esami in una giornata con 39 di febbre, uno l’ho pure passato, ma il giorno dopo ero troppo distrutta anche solo per andare all’università.
Il resto della storia continua tra medicine tante, accertamenti che non sono ancora finiti e tanta, tanta delusione.
C’ho provato, ho dato il massimo, ho fatto l’impossibile, è da giugno scorso che spendo energie per questo progetto, che compilo ed invio carte, che studio, che mi deprimo e che ritrovo la forza per portarlo avanti. Ma non tutto si può controllare, come già detto, c’è sempre una parte che resta aleatoria, controllata dal caso o da qualcos’altro.
Forse un giorno capirò perchè le cose sono andate così, forse tutte le difficoltà che ho incontrato (ma che avevo superato), ultima la malattia, hanno un senso, stanno a significare qualcosa.
Ho vagliato tutte le varie opzioni, tornare a “casa” da scegliere tra la Toscana e la Calabria per stare un po’ in famiglia, rimanere a Roma a spendere quello che ho messo da parte, mollare tutto e tornare in Francia seguendo tutt’altro che la razionalità.
Alla fine sono arrivata ad una conclusione: chi l’ha detto che le difficoltà mi devono fermare? Se voglio veramente una cosa devo insistere finchè non l’ottengo.

Intanto, mentre cerco di dare un significato agli ultimi avvenimenti, io in Francia ci vado lo stesso! Tanto, grazie alla cara facoltà di Psicologia, la prossima sessione di laurea sarà a Luglio 2011 (no comment), il tempo non mi manca, prenderò questo che viene come un anno sabbatico, certo non me ne starò con le mani in mano, qualche idea da realizzare c’è già.
Poi si vedrà.
Sono su per giù 5 mesi che non riesco/posso fare progetti con scadenza oltre quella settimanale.

E dato che “it’s friday”, che “I’m in love” e che i Cure ci stanno sempre

10/09/2009 —> 10/09/2010

Ed eccoci qua, ad un anno esatto dalla mia partenza per Brest.

Se penso a quel giorno la prima immagine che mi viene in mente è me che, passati i controlli dell’aeroporto, mi dirigo verso gli imbarchi piangendo. Se allargo l’immagine vedo dall’altra parte chi mi aveva accompagnata e seguita, non solo all’aeroporto ma anche per tutto il precedente periodo, fatto di ripensamenti e di dubbi, prima della partenza.

Grazie.

Quello che è successo poi era imprevedibile in quel momento ed è stato altrettanto sconvolgente. Ha rivoluzionato tutta la mia vita e sta incidendo sulle scelte per il mio futuro. Ricordo ancora quando qualcuno mi disse “Se tu esci dall’Italia non torni più”. E’ quello che sto per fare, o almeno ci sto provando, comunque è quello che mi sento di fare per me stessa in questo periodo delle mia vita, poi si vedrà.

Se c’è qualcosa che l’esperienza Erasmus e stare un anno fuori, mi hanno insegnato è che nella vita non si può avere il controllo su tutto, non si possono conotrllare gli altri, non si può sapere cosa succederà, non si ha il controllo nemmeno su se stessi, o meglio sugli eventi che ti travolgono in prima persona. E tutto ciò non è un male!

Senza rischiare di diventare troppo fatalista, posso dire che lasciare che gli “eventi prendano il sopravvento” senza sentirsi in balia del nulla è stata la mia più grande conquista personale. C’è sempre quel pezzetto di me che si sente tranquillizzata dall’avere una vita pianificata, ma non rispecchia la mia totalità.

Ho sempre sognato posti nuovi da visitare, gente nuova da conoscere, stili di vita differenti da sperimentare, ma è sempre rimasto tutto nel mondo dell’ipotetico e del fantastico, non mi sembrava potesse diventare reale, non credevo potessi avere la forza e le capacità per affrontare dei veri cambiamenti, per realizzare un sogno. Mi sono resa conto che il mio più grande problema, ciò che mi ha limitata maggiormente in tutta la mia vita, (oltre a me stessa) è stato non vivermi il presente; ero sempre troppo impegnata nel cercare di non ricadere negli sbagli del passato per evitare un futuro che mi si presentava come spaventoso, da aver perso di vista il presente. Non l’ho mai vissuto veramente. Non rinnego niente di tutto quello che è stato, la mia analisi riguarda più il fatto che avrei potuto vivere meglio quello che, giorno per giorno, mi si presentava davanti. Nelle mie scelte ho sempre cercato di fare quello che ritenevo oggettivamente giusto, quello che era bene o male  per il futuro, per la morale comune o per gli altri, mai veramente per me stessa. L’oggettivamente giusto o sbagliato non esiste. Esiste solo quello che in quel dato momento è in linea con te stessa, quello senti che ti farà stare bene anche se vuol dire cambiare radicalmente. Sono dovuta arrivare ai 27 anni per capirlo.

Naturalmente questo cambiamento, questo processo di comprensione, non è avvenuto senza scossoni e senza momenti bui; anzi, ho dovuto toccare il fondo per risalire. Ma come qualcuno ha detto “Per vedere l’arcobaleno devi aspettare che la tempesta passi” (o qualcosa del genere).

Aver capito che nella vita può succedere di tutto e che tu non hai il controllo su niente, mi ha fatto spostare l’attenzione su me stessa, sul mio modo di affrontare i cambiamenti, le avversità ma anche i momenti di pura gioia. Aver consapevolezza di come si è fatti, di come “si funziona”, non è sempre facile, fare pace con la parte distruttiva di te stessa lo è ancora meno, ma una volta raggiunto questo “stadio di maturazione” ti si aprono prospettive di vita nuove, un modo di vivere più gratificante. Sapere che in poco tempo tutto può cambiare e tu ne puoi uscire idenne, se non più forte, è la cosa che mi sta facendo prendere determinate scelte, affrontare la vita in un modo nuovo.

A me è servito un anno fuori, fuori dagli schemi, fuori dalla mia cultura di riferimento, per arrivare a vedere il mio vero lato oscuro e saperlo affrontare. In questo processo, per fortuna, non sono stata da sola, ho avuto vicine tante persone che, in modi diversi, hanno lasciato il loro segno e mi hanno giudata anche solo standomi accanto in modo disinteressato, anche quando le ho escluse del tutto.

Grazie a tutti voi.

Per quanto le varie culture possano sembrare diverse, le persone sono più simili tra loro di quanto si pensi, e una “mela” attirerà un’altra “mela” non un’ananas! Questo per dire che mi continuo a stupire del fatto che si possa incotrare tanta gente simile a noi stessi anche se di paesi diversi o dell’altra parte del mondo. Alla fine ti trovi circondata di persone con i gusti simili ai tuoi, le tue stesse abitudini, che si divertono con le cose che piacciono a te, etc. In un certo modo è rassicurante.

Non credo di essere alla fine di questo mio processo ma solo all’inizio, sento di avere le capacità e le possibilità di sperimentarmi in una situazione nuova e di rischiar per mettermi in gioco un’altra volta, sia a livello personale che professionale. Il futuro fa ancora un po’ paura ma in un modo meno drammatico e paralizzante, basta anche solo pensare che ad oggi non so dove precisamente sarò alla fine di quest’anno (ma nemmeno a fine ottobre!!!).

Sentire di stare cambiando (crescendo) mi fa bene e alimenta la  mia voglia di sperimentare. Peccato solo non averlo fatto tanto tempo fa! (non si cambia mai del tutto!)

Quindi, per riassumere, ad un anno esatto dalla mia partenza per Brest, mi sento meno vecchia, ho imparato a fare il guacamole,ho festeggiato il compleanno nel porto di Douarnenez, sto per iniziare una nuova avventura anche se non so a cosa mi porterà, spero di visitare tanti altri posti nel mondo, sto cercando di vivere in un modo più funzionale a per stessa, ho guidato un camper, ho fatto un “saggio” di tango, sono piena di dubbi ma più sicura di me stessa, ho visitato buona parte della Bretagna, ho imparato il francese e qualche parola di bretone, ho stretto nuove amicizie, ho fatto il bagno nell’oceano, ho conosciuto tanta gente simpatica, sono stata al Festival du Bout du Monde, ho ballato i balli tipici Bretoni delle Fest Noz.

Beh, che dire di più, partite, partite, partite e non fatevi tante pippe mentali che non servono a niente.

Grazie Brest

To be continued…

3,40€

Cappuccino, caffè, cornetto integrale al miele e cannolo alla crema, questa la mia colazione. Non ero più abituata a questi prezzi, quasi quasi mi compravo tutto il bancone!

Sono tornata a Roma, una nuova sistemazione, tante cose da fare, tante persone da salutare, qualche decisione da prendere.
Ma stamattina ci si deve concentrare sull’esame, ho bisogno di tutte le energie positive possibili!
Poi potrò fare il punto della situazione.

Kenavo

Qualche secondo rubato a questi ultimi giorni frenetici giusto per dire che la partenza è ormai alle porte, domani 06:37h, la voglia di partire si fa attendere, la sensazione di dover tornare invece mi accompagna.
Non so cosa succederà nei prossimi giorni, ma ho come la sensazione che saranno decisivi per il mio futuro più prossimo.
Grazie a tutti quelli che in questi 10 mesi mi hanno fatto ridere, mi hanno tenuto compagnia, mi hanno fatto arrabbiare e che stasera mi faranno piangere.
Non mi viene in mente un modo particolare e speciale per salutarvi tutti, forse dovrò aspettare di essere veramente lontana da tutti voi.
Bon, bref, kenavo.

Le coincidenze non esistono

Capita che stai per andare a letto, dopo aver visto due film perchè non riesci a dormire, e prima di chiudere tutto butti un occhio sul solito facebook e trovi un link, ci clicchi e ti ritrovi catapultata in un’altro spazio-tempo…una canzone che evoca sensazioni, sentimenti, ricordi.
Sospiri
Fai per chiudere la finestra ma, sarà la posizione sarà il pad, ti si apre un altro link, ci metti pure un po’ a capire cosa sia…quando metti a fuoco è troppo tardi, ormai è fatta.
Hai davanti il vecchio “blog”, quello che tenevi su msn, o windows live, o come si chiama!
Subito compaiono le foto, vecchie foto, care foto, foto di un’altra era.
Sai che andare avanti con la freccia non potrà portare nulla di buono, in fondo da quel cassettino impolverato in fondo alla tua memoria qualche spiraglio di luce esce ancora.
Ma continui e ritrovi foto quasi dimenticate, momenti ancora vividi nei profumi e nelle sensazioni.
Finiti gli album, più giù ci sono i “post” o i deliri di una ragazzina…stessa storia delle foto…li leggi, tutti, anche quelli che riconosci dalle prime tre parole.
La curiosità ha ucciso anche le ostrichette (cit.)

Non miè mai piaciuto essere “fatalista”, ho sempre voluto avere il controllo degli eventi (…), ma se dobbiamo pensare alle coincidenze… due giorni fa ho ricordato un libro che mi aveva fatto bene leggere, anche se non ricordavo precisamente il soggetto..bene stasera, tra i post di quel vecchio blog ho ritrovato quelle parole:

…qualcosa di azzeccato…
Non potendo trascrivere tutte le ultime pagine del libro perchè troppo lunghe mi limito a riportare un pezzo che mi ha fatto riflettere…

“All’ospedale l’amore mi aveva parlato: “Io sono tutto e niente. Sono come il vento: non riesco ad entrere dove le porte e le finestre sono chiuse.”
Io avevo risposto all’amore: “Ma io sono aperto per te!” Al che mi aveva detto:”Il vento è fatto d’aria. E anche se nella tua casa c’è aria, tutto è sprangato. I mobili si ricoprono di polvere, l’umidità finirà per rovinare i quadri e macchiare le pareti. Tu continuerai a respirare, conoscerai un parte di me: ma io non sono una parte, io sono il tutto – e questo non potrai mai conoscerlo.”
Avevo notato i mobili coperti di polvere, i quadri danneggiati dall’umidità: non avevo alternativa, dovevo aprire le porte e le finestre. Quando lo avevo fatto, il vento aveva spazzato ogni cosa. Io avrei voluto serbare i ricordi, proteggere ciò che ritenevo di aver faticosamente raggiunto, ma tutto era scomparso; io ero vuoto come la steppa.”
E poichè c’era solo il vuoto, il vento aveva portato cose nuove – rumori che non avevo mai udito, gente con cui non avevo mai parlato. Ero tornato a provare l’antico entusiasmo: mi ero liberat della mia storia personale, avevo distrutto l’”adattatore”……”

Questo invece un altro post:

08 luglio (mi pare 2006)

…cambiamenti…
…quando meno te lo aspetti arrivano…sai che un giorno o l’altro succederà ma ti colgono sempre impreparata…quando arrivano li devi prendere e nel migliore dei modi…sei sola…puoi avere la fortuna di avere qualcuno di azzeccato vicino a te, ma non può far molto…riguardano te e solo te e rimarranno per sempre solo tuoi…ci sono quelli negativi e quelli positivi…o forse quelli negativi non esistono, esiste solo un modo negativo di vederli e di viverli…cmq siano ci sono e prima o poi ti colgono…e non è un male…che brutta una vita piattamente rassicurante…

…qualcosa di diverso sono le fasi transitorie…ecco quelle sono più fastidiose….

Com’ero saggia!